oggi mi sento che ho voglia di scrivere.
ho passato tutta la mattina a leggere notizie sull'aggressione a berlusconi e tutto il weekend a discuterne con dei francesi.
mah... sono un po' confusa.
mi chiedo solo... ma cosa ci succede a noi italiani?
alcuni link: al passaparola di travaglio di ieri, che commenta l'accaduto e tutti i suoi risvolti e a un articolo comparso su nazione indiana a proposito del 'corpo ferito del capo'.
buona visione e lettura.
martedì 15 dicembre 2009
cosa ci succede?
martedì 29 aprile 2008
povera patria
(franco battiato)
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
mah... l'altro giorno ascoltavo questa canzone di battiato e pensavo di metterla qui.
sono abbastanza d'accordo con l'analisi del "cos'è che non va" di luca. sicuramente in italia l'immagine del furbetto è un'immagine vincente. sopra ogni cosa nessuno vuole apparire pirla. il nostro caro berlusconi incarna proprio questo prototipo di uomo: quello che qualunque cosa succeda mai passerà per pirla. e in effetti... gli si posson dire mille cose, ma sicuramente non che sia un pirla.
la stessa analisi del risultato delle elezioni usciva da molti giornali stranieri la settimana scorsa (la mia fonte è internazionale, di cui vi metto il link qui a sinistra).
non so se il liberismo spinto sia la soluzione. il problema è che forse lo pagherebbero le classi deboli (debole inteso anche come "meno intelligente", "meno competitivo", "meno intraprendente"). si potrebbe obiettare che anche la resistenza alla fine molti deboli l'hanno subita, ma poi... però non so se il momento storico attuale sia altrettanto grave da poter giustificare la subordinazione di alcuni interessi (che ora sembrano fortunatamente ancora inalienabili) ad altri per poter superare il momento di crisi. forse sì, ma ci si deve arrivare con attenta analisi, non con leggerezza come secondo me si sta facendo ora.
un'idea che butto invece là io:
cosa ne pensate del federalismo fiscale proposto da bossi?
tappatevi per un attimo il naso, non considerate la pochezza e lo strato culturale basso che ci stanno sotto, le idee xenofobe e quant'altro.
ogni tanto penso che darebbe una buona scossa. potrebbe forse servire a svegliare e scuotere almeno il sud e le regioni meno autonome economicamente. mi spiego: se le tasse che io pago alla mia regione vengono usate solo per i servizi di cui usufruisco io nella mia regione e questi servizi funzionano, ho subito il senso di aver in qualche modo investito bene i miei soldi. se invece io pago e i servizi non funzionano non avrò uno stato con cui prendermela, me la prenderò con gli enti locali e magari, perché no, con chi evade le tasse nella mia regione. non so... sarebbe da studiare meglio la proposta di bossi e vedere se potrebbe davvero funzionare così. però boh... non mi sembra in fondo peggio dell'idea liberismo spinto... quanto meno questa potrebbe forse in qualche modo agire sulle coscienze, dare un minimo di senso comune. non sono io, individuo, che si rapporta come singolo a uno stato che non si sa nemmeno chi sia e cosa faccia esattamente, quindi è meglio che io sia più furbetto di te perché se non ti inculo io mi inculi tu. ma sono io, dentro una realtà più ristretta, insieme alla gente della mia "specie" (consentitemi il termine che rende bene) e se le cose da noi van male non è colpa di qualcuno laggiù, ma di qualcuno qui, magari anche mia.
boh... forse è una stronzata. non so.
aprisi dibattito.
lunedì 28 aprile 2008
Troppi furbetti, pochi pirletti !
Dunque, io ci ho provato di rispondere alla domanda "perchè mi sembra che la società vada a rotoli?", ma non ci sono mica ancora tanto riuscito...ho difficoltà a farmi un quadro chiaro. Dopo qualche discussione notturna con Lollo, molto proficua, intanto mi verrebbero da dire queste cose:
- la società italiana è basata su di un insieme di leggi che sono spesso complicate, ridondanti, approssimative e impongono soluzioni non efficienti. Magari non tutte sono scritte così in "malafede", ma il risultato è uguale.
(dal complicatissimo 740 per le tasse, all'esistenza del notaio e delle mille burocrazie per far qualsiasi cosa, alle leggi sul risparmio energetico che risolvono un problema e ne creano tre, ecc...)
- questo giungla, portando a complicazioni infinite, porta i cittadini comuni ad essere tentati dalle soluzioni "furbe" (illegali) e i cittadini intraprendenti a fare delle soluzioni "furbe" delle ghiotte occasioni, e a lavorare per avere altre leggi "confuse" ed "aggirabili".
- la "morale pubblica" attuale, infine, tende a giustificare il comportamento "furbo" e ogni tanto anche a glorificarlo. E questo ha come effetto di sgretolare ogni giorno di più il "senso sociale" di ciascun individuo adulto e di impedire che se ne formi uno nei giovani.
Se ci fate caso ciascuno di questi punti può sembrare sia la causa che l'effetto degli altri due... la legge complicata genera furbetti, ma i furbetti si fanno le leggi complicate apposta, la società giustifica i furbi che quindi esistono e contribuiscono a giustificare il proprio comportamento, ecc, ecc. Mi viene il sospetto quindi che non ci sia un "ordine temporale di arrivo" di queste tre "sfighe" della società italiana, non so.
E poi, mi domando, ma perchè da noi la situazione è peggiore che in altri paesi europei, affini per storia e cultura?
In effetti, come ha suggerito Lollo, è anche possibile che l'Italia, nazione giovane che non ha mai vissuto in un lungo periodo di pace e di ristagno economico (solo guerre mondiali e boom economico da ricostruzione), semplicemente non abbia le strutture adatte ad affrontare un periodo "tranquillo e stagnante" della storia e fino ad ora non aveva avuto modo di rendersene conto.
Ad ogni modo, non mi pare affatto strano che i "furbetti" proliferino ed in generale l'italiano medio pensi sempre più a se stesso. Mi sembra che sia "istintivo" per ciascuno di preoccuparsi per primo del proprio benessere. In una società sana (sempre nel senso di una società in grado di autoperpetrarsi e di permettere buoni standard di vita ai suoi membri) però questo "istinto" è controbilanciato da una educazione dei suoi membri al rispetto di alcune regole e di alcuni vincoli di rispetto verso gli altri.
Ai fini della stabilita di una società, che il singolo rispetti queste regole sociali per vero altruismo, oppure perchè valuta che comunque alla fine i vantaggi che ne derivano alla sua persona sono più che gli svantaggi (ok, uff, non ti ammazzo... fiko però, così neanche tu ammazzi me!), oppune, al limite, perchè non crede di poter fare altro (come i servi della gleba che "stanno al loro posto" nella società e "fanno la loro - indispensabile - parte" perchè sono stati "educati" a questa predestinazione), non cambia poi tanto, mi sembra.
Ora, se tutto questo castello di idee regge, il problema è che siamo di fronte ad un processo che si auto-alimenta di crescita dell'individualismo e di disinteresse per la società ed è difficile invertirlo perchè nessuno vuole essere il "pirla che fa il primo passo indietro", sempre ammesso che abbia qualche scrupolo per lo stato della società italiana.
Ma se si potesse davvero cambiare qualcosa che cosa dovremmo cambiare?
1) Cambiare le leggi e le regole della società per renderle meno "paludose"?
2) Educare al meglio i nostri figli (cioè dare loro gli stumenti per capire le dinamiche della società ed inculcare loro lo stimolo a costruire una società sana) perchè possano cambiarle loro?
3) Emigrare?
4) Altro?
In merito al punto 1), rilancio un'altra "idea" che nasce sempre dalle proposte di Lollo: che una bella cura a base di "libero mercato" non possa dare lo scossone giusto? Poche regole, ma sulla cui attuazione non transigere. Incanalamento della "forza naturale" dell'individualismo che premi - legalmente - chi ha intraprendenza e dia lavoro anche a chi ne ha meno (di intraprendenza) e travolga la palude della burocrazia e degli incarichi a vita non condizionati ad ottenere effettivi risultati.
Mi rendo conto di che questa sia una idea davvero poco "sinistra", ma vorrei proprio discuterne...!
Ora vi lascio in pace, ma mi interessa molto sentire che pensate di ciò, e ancora di più mi interessa sentire quale sia la vostra analisi su "cos'è che non va" in Italia. Perchè secondo me dobbiamo partire dal capire questo per pensare poi a cosa vogliamo fare per cambiarlo... maggico mix di presunzione ed ovvietà il mio, eh? vaaabbè, mi perdonerete =)
Luca (gio'=)
mercoledì 23 aprile 2008
un' immagine
Colgo come occasione per iniziare la mia "militanza", anzi militanza (lo è a tutti gli effetti, quindi le "" sono inutili) su questo blog, una catena di S.Antonio che mi è arrivata da Napoli, dove si voleva far vedere che le bellezze partenopee sono tante e varie, e che la monnezza era un problema creato dai politici incapaci, che condannano la povera popolazione a subire il puzzo ed il degrado per le strade, incapaci di risolvere il problema. Ok. Certo che, ora che ci penso, mi torna in mente quel servizio del tg1 dove un giornalista intervistava alcune signore con sacchetto della sopra citata monnezza in mano, al momento in cui queste si avvicinavano al cassonetto (leggi cumulo di 3 metri di sacchetti) dicendo loro: "signora lo sa che differenziando i rifiuti tutto ciò sarebbe largamente ridimensionato, e che forse nel futuro non ci sarebbero più questi problemi per i quali oggi vi lamentate?".
Risposta delle signore (tutte uguali): "ma io n'o sacc' dov' l'agg' a butta'", per poi fare spallucce e scaraventare il proprio sacchetto sul cumulo.
Vorrei aprire tutte le mie riflessioni con questa immagine, ma ho detto tutte, non le riflessioni solo sulla monnezza, perchè io in questa immagine vedo cose che vanno molto al di là nel sacchetto sul cumulo puzzolente. Intanto ve la lascio qui a sedimentare...
lunedì 21 aprile 2008
in risposta
ai partitari del "non mi rappresenta nessuno". (rispondo in realtà al commento di francesco al mio post del 18.04 che potete trovare qui).
ecco. l'idea del blog nasce proprio da qui. l'idea di interrogarsi sul futuro della sinistra e pure un po' sul suo passato nasce proprio da qui. secondo me non esiste più il momento e lo spazio per dire: "non voto/non mi interesso perché non mi rappresenta nessuno". per me è un discorso tra i più sterili. scusa, allora perché non ti canditi tu?
perché parlare della sinistra e del suo futuro adesso? perché magari se ci partecipiamo anche noi adesso che si sta tentando di riformare un qualcosa tra 5 anni non voteremo una roba che non so, non rispondo oppure voto utile perché tanto non mi rappresenta. magari voteremo una roba che sì, ci rappresenta, che sì, risponde ai nostri interessi e alle nostre esigenze, che sì, ha senso che esista anche in parlamento. e che sì -cazzo- non importa se prende il 4 o l'8 o l'1%, io la voto perché è la cosa che sì, mi rappresenta davvero di più e al voto utile gli vado in culo. magari si prende il 15% così... che ne so... ci si può provare almeno.
non c'è bisogno di candidarsi per partecipare alla società. si parte dal piccolo, poi si vede. magari poi uno scopre che gli piglia bene e chissà...
a proposito di partir dal piccolo... vi ho messo tra i link qui a sinistra il sito dei GAS. intanto se volete guardatelo. mi riprometto di riparlarne prossimamente.
ah... fra, senza rancore. ognuno dice la sua. è (bellissima) democrazia.
venerdì 18 aprile 2008
il meglio della democrazia
il meglio della democrazia è quello che ci porta dove siamo.
il meglio della democrazia è "ognuno, cretino o meno, può dire come la pensa".
e allora ci sono quelli che lo dicono, quelli che non lo dicono, quelli che non sanno neanche dove stanno di casa e quelli che nemmeno da che parte son girati, quelli che lo sanno benissimo ma fan finta di no, quelli che se ne fregano semplicemente di come la pensano e quelli che "ma perché??? penso???"...
giusto per una piccola analisi politica che mi sembra doverosa (sebbene poi vorrei cominciare ad applicare la logica del fatti, non pugnette).
riassumo quelle che mi sono sembrate le tre tesi prevalenti di chi ha risposto alla mia specie di appello in questi giorni (la mia opinione non conta, riporto solo, perciò invito anche gli autori a smentirmi se hanno l'impressione che io non ci abbia capito un cazzo):
1. visione ottimista. vediamo il bicchiere mezzo pieno. il risultato delle elezioni porterà la sinistra tutta a una maggior consapevolezza. tra 5 anni ci sarà un nuovo soggetto politico più maturo e più conscio di sé stesso e di dove vuole andare. chi lo voterà sarà convinto della propria rappresentanza. in questi anni anche il pd si muoverà un po' più a sinistra. grazie alla nuova consapevolezza si libererà forse finalmente del fardello cattolico centrista.
2. visione scettica. la sinistra da troppo tempo è persa in anacronismi e fardelli da ideologia. evidentemente non rappresentava più da tempo la gente, perciò era ora che finisse così (ed era anche democratico). se mai ci sarà una nuova sinistra dovrà esser radicalmente diversa da questa. le questioni di cui dovrà occuparsi sono lontane dalle ideologie e sono più vicine alla gente.
3. visione sociale. bisogna ricominciare dai valori (attenzione, non ho scritto ideologie). da cosa è importante per noi, da cosa serve alla società. quello che gli serve di più sono persone consapevoli, persone che siano coscienti di qual è il loro ruolo al suo interno. che smettano di sentirsi impotenti e assumere l'ottica del "ma tanto cosa posso farci io?" e assumano invece quella del "qualsiasi cosa io faccia ha un valore nella società" e si mettano di fronte all'immagine di -mettiamo- 100mila persone che fanno la stessa cosa. e da lì si ricomincia...
io personalmente trovo che ci sia un pochino di vero in ognuna di queste visioni (con sfumature che magari col tempo vi dirò. sto cercando ora di fare un post il più sintetico possibile e vi prego di fare altrettanto nei vostri post e commenti, sennò non ne usciamo più). l'unico atteggiamento che da un paio di giorni non sono più per nulla disposta a tollerare è il "i politici mi fanno tutti schifo. la politica è una merda. non me ne occupo". questa è l'unica vera cosa che mi fa irritare sul serio. preferisco di gran lunga -qui lo dico e qui lo nego- uno che mi dice: "voto berlusconi per questo questo e quest'altro motivo" (e lo preferisco compreso se i motivi sono dei più idioti).
quello che voglio è che si arrivi a una maggiore responsabilità politica da parte delle persone. e con politica intendo l'accezione più ampia possibile del termine. (cito dal buon vecchio de mauro: l’attività di chi prende parte alla vita pubblica).
boh... ditemi cosa ne pensate.
io vi dirò di firenze.
buon weekend a tutti.